PASSIONE DEL SIGNORE – LE PALME
VANGELO DELLA DOMENICA(Matteo 26,14-27,66)
[…] A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio,perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, lafissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». […]
COMMENTO AL VANGELO La passione e morte di Gesù si rivelano come il punto più alto della sua vita, tanto da essere trasfigurate e consegnate a noi nel mistero eucaristico che, superando i limiti temporali, apre alla dimensione dell’eternità. Cosa rende possibile alla vita umana di aprirsi all’eternità divina? Contemplando la vita di Gesù e penetrando nell’evento della sua passione e morte siamo introdotti nel mistero della risurrezione. Quanto è raccontato al culmine del Vangelo di Matteo appare, secondo i canoni del mondo, come il fallimento di una vita: il tradimento, l’arresto, il rinnegamento, la condanna, la derisione, la sofferenza, la morte violenta e la sepoltura affrettata. Eppure, se gli eventi esteriori appaiono come una tremenda realtà da cui fuggire, ad essi si oppone la solenne figura di Gesù che attraversa il dolore fisico e morale con la dignità e la consapevolezza di chi ha compreso che da quel terribile passaggio passa la Salvezza operata da Dio Padre per l’umanità. Gesù si consegna al progetto salvifico di Dio, compiendo personalmente l’esodo pasquale. La chiave interpretativa di tutto il racconto può essere individuata proprio nella lettura pasquale che Gesù fa della sua stessa vita nel contesto dell’ultima cena condivisa con i discepoli. Nel pane e nel vino pasquali egli si riconosce e si fa riconoscere come un’offerta d’amore alla volontà di Dio. Precisamente l’amore per il Padre ,manifestato abbracciando senza riserve la missione che gli è affidata, e l’amore per l’umanità chiamata da Dio alla Pasqua eterna, permette a Gesù di superare ogni odio, di andare oltre ogni dolore e di vincere il male con il bene, fino ad affrontare la morte non come negazione della vita, ma come passaggio, come parte stessa della sua vita, trasfigurata da chi si è fatto servo per amore.